With Brexit, new rules for Phase 4, a new US president and an emerging international aviation market, the global carbon trading landscape is evolving fast…
The Carbon Forward 2017 is the event for carbon market participants who want to know more about managing risks and opportunities in the EU ETS & Global Carbon Markets. The 2017 Conference, a two-day event right after an introductory training day concentrates exclusively on the global carbon markets.
- Gain new insights and know-how about what’s next for the UK as Brexit causes it to exit the EU ETS
- Learn about the impacts of higher EUA prices, lower free allocations and a more aggressive supply control mechanism as tight supply is finally poised to return to the market after 12 years
- Understand the Phase 4 reforms and the changes MiFID II regulations are bringing to the market
- Find new ways to manage risks and discover opportunities in the EU ETS and global carbon markets
- Explore best practices and strategies for offsetting, voluntary markets and how internal carbon pricing fits in to carbon strategies
- Learn about how airlines affected by CORSIA can hedge their exposure and what’s next in line for regulation post-Paris Climate Change Agreement
- Meet and network with leading industry experts and carbon market luminaries.
More details here: carbon-forward.com

Oramai mancano pochi mesi allo scadere del 2017, termine ultimo per l’implementazione di un piano di misurazione e monitoraggio nelle imprese soggette all’obbligo di diagnosi energetica.
Ai sensi dell’Art. 8 del Decreto Legislativo N. 102/2014 le “grandi imprese” e “le imprese a forte consumo di energia”, come definite dal Decreto, hanno l’obbligo di eseguire una diagnosi energetica nei siti produttivi localizzati sul territorio nazionale almeno ogni 4 anni. La prima scadenza è stata quella del 5 dicembre 2015, data entro cui la maggior parte dei soggetti obbligati hanno consegnato la prima diagnosi energetica. Per tali soggetti, la seconda scadenza per la conformità sarà quindi il 5 dicembre 2019. L’Allegato 2 del già citato Decreto 102 elenca i requisiti minimi per la realizzazione della diagnosi energetica obbligatoria. L’Allegato 2 è inoltre supportato dai chiarimenti del MiSe (l’ultima versione del novembre 2016 completa e sostituisce le precedenti) e dai suggerimenti operativi di ENEA.
Ad aprile 2017 ENEA ha pubblicato le “Linee Guida per il Monitoraggio nel settore industriale per le diagnosi energetiche ex art. 8 del d.lgs. 102/2014”: all’interno del documento, vengono fornite indicazioni sulle modalità di implementazione del piano di misurazione e monitoraggio a supporto delle diagnosi energetiche. Il piano di misura diviene quindi un capitolo esplicitamente richiamato nella diagnosi energetica, dove riportare le scelte fatte in merito alla “copertura” garantita in termini di dati misurati, con giustificazione anche in termini di costi/benefici.
In linea con la data del 5 dicembre 2019 si delineano quindi due ulteriori step operativi: la predisposizione entro la fine del 2017 di un piano di misura e monitoraggio dei consumi conforme alle nuove linee guida di ENEA, il quale sia in grado di registrare i dati durante l’anno successivo; quindi l’applicazione di tale piano nel corso del 2018, anno di riferimento per la prossima diagnosi energetica.

NE Nomisma Energia va a Lione per la 14ima edizione di AquaConSoil, la conferenza internazionale sul “Sustainable Use and Management of Soil, Sediment and Water Resources”. Presenteremo uno studio appena concluso sull’economia delle tecnologie ATES, che fornirà aggiornamenti sull’implementazione di un business case italiano svolto in collaborazione con TERNA e UNIBO.
AquaConSoil 2017 è organizzato dalle associazioni BRGM e Deltares e fornisce una grande opportunità a scienziati, consulenti, aziende e policy makers per estendere e rinforzare il proprio network, iniziare nuove collaborazioni e informarsi ed essere ispirati dai più innovativi aggiornamenti del settore.
Il programma della conferenza è disponibile qui: www.aquaconsoil.org.

L’Emission Trading System europeo oltre ad essere la pietra angolare della politica climatica dell’Unione Europea, svolge il doppio ruolo di essere un modello di riferimento a livello internazionale e pioniere di sistemi analoghi che si stanno man mano diffondendo a livello globale. Per questo è importante che, in aggiunta ai requisiti normativi, a volte molto intricati e non d’immediata comprensione, l’ETS sia soggetto ad una review indipendente. Un processo di analisi volto a fornire un giudizio oggettivo sul funzionamento e sulla performance del sistema e che, laddove possibile, identifichi quelle ombre che andrebbero meglio comprese per far sì che l’evoluzione del sistema sia coerente con gli obiettivi di sviluppo e decarbonizzazione che l’Europa si è data.
Questo è l’obiettivo che NE Nomisma Energia, e altri 3 centri di ricerca europei, la European Roundtable on Climate Change and Sustainable Transition, il Wegener Center e I4CE, si è data nell’elaborazione del report annuale sullo stato dell’ETS, “2017 State of the EU ETS”. Report indipendente che si propone di essere strumento di informazione, valutazione e dibattito per tutti gli stakeholder coinvolti.
L’ETS è stato valutato secondo 3 criteri:
- La capacità di raggiungere obiettivi ambientali
- L’efficacia economica
- Il grado di funzionamento del mercato
Per ogni criterio ne è stata valutata l’efficacia, cosa ha funzionato, cosa no e cosa invece rimane ancora da approfondire.
Dall’analisi emerge che l’ETS europeo è stato in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali di breve termine. Le emissioni sono sotto il tetto prefissato. Tuttavia, se volgiamo lo sguardo al futuro, il sistema non è allineato con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi e dalla Roamap europea al 2050. Il fattore lineare di riduzione attualmente in discussione per la Fase 4, pari ad una riduzione annua del tetto di emissioni del 2,2%, non è in linea con quel -90% di emissioni previsto al 2050. Quando e come l’Europa si allineerà?
Dal punto di vista economico, l’analisi sottolinea che l’ETS non è stato in grado di essere il driver della decarbonizzazione in corso. L’aspettativa che il prezzo dei permessi d’emissione potesse essere l’unico motore degli investimenti si è infranta contro la realtà delle molteplici misure alternative messe in campo dai singoli Stati Membri (dagli incentivi alle rinnovabili a quelli all’efficienza energetica fino a misure di carbon pricing come il carbon floor inglese), accentuando le rigidità dell’attuale metodo di assegnazione delle quote (allocazione anticipata), soprattutto se visto alla luce di un’assenza di evidenze empiriche su fenomeni di carbon leakage (esternalizzazione in Paesi privi di misure analoghe).
E se da un lato i bassi prezzi della CO2 hanno avuto un effetto positivo sull’industria, sia armonizzando il set di regole a livello europeo e quindi scongiurando disparità tra aziende europee, che evitando di gravare sui bilanci delle stesse in una situazione di crisi economica prolungata, dall’altro evidenziano che l’aspettativa della scarsità futura di permessi non è ancora considerata dagli operatori, nonostante le misure in discussione puntino tutte ad un riequilibrio tra offerta e domanda di EUA.
L’ETS da solo non basta. Altre misure sono necessarie e, verosimilmente, saranno introdotte. La questione è come evitare di ripetere gli errori commessi finora in termini di ridondanza di politiche e assicurare che i mezzi messi in campo siano realmente efficaci. La Riserva di Stabilità riuscirà a garantire tutto ciò? E dato che le quote assegnate gratuitamente sono destinate a scomparire, quale altra soluzione potrebbe essere proposta per far sì che l’industria sia in grado di effettuare gli investimenti necessari per ridurre le proprie emissioni?
Guardando al funzionamento del mercato, lo screening fatto evidenzia un buon funzionamento del sistema: la liquidità, lo spread tra offerta e domanda, la partecipazione alle aste, la volatilità e i meccanismi di price discovery sono tutti elementi che evidenziano una maturazione importante del mercato della CO2 europeo. L’uscita di molti attori, e la diminuzione dei volumi osservata negli ultimi anni, è un fattore che va monitorato; per ora non ci sono stati problemi ma un cambiamento profondo delle strategie di hedging delle utility, cosa non escludibile, potrebbe avere un impatto significativo, aumentando la disconnessione tra prezzi spot e segnali di lungo termine.
Scarica il report
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Comunicato stampa
Roma, 03 Aprile 2017
NE Nomisma Energia ha presentato oggi a Roma lo studio su come abbandonare la Maggiore Tutela, il sistema che garantisce tariffe regolate ad oltre 20 milioni di clienti, quelli che di passare al mercato libero sembra non ne abbiano voglia. E’ stata anche l’occasione per discutere con istituzioni, operatori e consumatori di come procedere e di come si sia arrivati a questo punto dopo quasi 20 anni dall’avvio del processo di liberalizzazione. Proprio in queste ore l’argomento diventa caldo con un ulteriore rinvio del dibattito al Senato della discussione sul disegno di legge concorrenza che dovrebbe dare indicazioni più precise su come attuare il cambiamento.
Fra gli spunti più interessanti della giornata:
- Sono quasi 4 milioni gli utenti poveri in Italia, ma ancora pochi fanno uso della tariffa sociale e spesso ogni anno l’abbandonano perché troppo complessa è la procedura per accedervi;
- Tutti concordano sul fatto che occorre puntare su una maggiore informazione e qui servirà impiegare le associazioni dei consumatori che potranno assistere i clienti loro iscritti o, addirittura, fare dei gruppi di acquisto;
- Sono milioni i clienti che apprezzano però il mercato libero, circa 6 milioni di famiglie, perché sono attente non solo al risparmio, ma a tutte le novità che la tecnologia può offrire;
- L’ENEL ha una posizione dominante di quasi l’80% sul segmento regolato, circa 16 milioni di clienti, ma ciò deriva dal semplice fatto che li ha ereditati dalla nazionalizzazione del 1962;
- E’ intenzione di ENEL scendere verso una quota del 50% entro breve, lasciando pertanto al mercato qualcosa come 3 milioni di clienti, un boccone molto appetibile per i potenziali concorrenti.
Tariffe in aumento in vista della fine della Maggior Tutela
Dal 1° aprile 2017 le bollette elettriche aumentano del 2,9% e tornano vicino al record storico, già raggiunto nel 2014, di 19,2 centesimi di euro/kWh. Sono passati 10 anni da quando, il primo luglio 2007, fu data la possibilità anche ai clienti domestici, soprattutto famiglie, di potere scegliere il mercato libero. Da allora le tariffe sono aumentate del 24%, 3,6 centesimi/kWh in più, per una spesa annua addizionale di 90 euro a famiglia.

Anche questa è una delle ragioni, ma non l’unica, che spiega la scarsa propensione dei clienti finali a lasciare fornitore tradizionale. Sono ancora 20 milioni i clienti domestici che non sono passati al libero, contro i 9 che lo hanno già fatto.
Il governo ha fissato la fine della Maggiore Tutela a metà 2018, per ottemperare alle richieste delle direttive europee. Per allora, tutti i 20 milioni di clienti attualmente sul tutelato dovranno passare al libero. Come attuare questo passaggio non è ancora chiaro e un disegno di legge, che darà indirizzi al Governo, è in discussione in Parlamento. E’ un mercato che interessa molti operatori, dove si vendono 70 miliardi kWh di energia elettrica, per un valore di circa 15 miliardi di € all’anno. Oggi sono oltre 400 le società che vendono elettricità sul mercato libero e di queste almeno 200 sono nuovi entranti.

Le principali conclusioni del lavoro sono:
- La complessità delle bollette (tabella) e la scarsa incidenza dello sconto sul prezzo finale sono le principali ragioni che rendono difficile il passaggio al mercato libero;
- In tutta Europa si evidenzia lentezza, non solo per l’elettricità, ma anche per altri servizi;
- Nel Regno Unito, dove le liberalizzazioni sono partite quasi 30 anni fa, ancora oggi la gran parte dei clienti rimane con il fornitore storico;
- In Italia si è discusso di possibili aste di quei clienti che non decidono di andare sul mercato; è un’ipotesi che origina dalla sperimentazione dal 2007 di un meccanismo, la Salvaguardia, unico caso al mondo, per grandi clienti non domestici.
- La teoria economica e l’esperienza indicano con chiarezza che, paradossalmente, le aste limitano la libertà dei consumatori, il contrario di quello che si vuole ottenere.
- Occorre, invece, puntare sugli strumenti già disponibili, sviluppati grazie alla regolazione e alle tariffe pagate dai clienti, come la tutela simile, il Sistema informativo integrato, i contatori intelligenti;
- Vanno moltiplicati gli sforzi per una maggiore informazione a favore dei clienti e per un ruolo più attivo delle associazioni dei consumatori;
- In questa direzione si muove la regolazione europea che richiede uno sforzo nel rendere più chiare le offerte per i clienti che non vanno sul libero, scelta che va rispettata.
La Regione Emilia Romagna sta per pubblicare il bando regionale in sostegno all’adozione di Sistemi di Gestione ISO 50001 e alla realizzazione di diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese. Per il 2017 l’Emilia Romagna si spartirà circa 8 milioni di euro con altre 11 regioni e provincie autonome che hanno risposto all’avviso del Ministero.

Grazie alla propria presenza territoriale, NE Nomisma Energia supporta le imprese emiliano-romagnole nell’invio della domanda per i contributi. Successivamente all’uscita della graduatoria di assegnazione NE Nomisma Energia mette a disposizione i suoi Esperti di Gestione dell’Energia implementa il Sistema di Gestione dell’Energia nelle imprese ed esegue la diagnosi energetica.

Se sei interessato, scarica la Brochure del Pacchetto PMI – NE Nomisma Energia e lasciaci i tuoi riferimenti nel modulo sottostante.
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Una recente indagine FIRE ha confermato che i saving energetici ottenibili da un Sistema di Gestione dell’Energia ISO 50001 possano superare il 5% dei consumi aziendali. Questo dato evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza di avvalersi di schemi studiati e non improvvisati, di procedure certificate che assicurino il superamento di cattive abitudini a favore di best practices virtuose nate nelle aziende leader nell’innovazione di procedure e prodotti.
Come richiesto dal Decreto 102, il più recente ed innovativo mondo dell’energy management, forte degli errori commessi in passato, non può che basarsi su competenze (individuali o aziendali) e servizi certificati. Per questo, dopo il primo anno di deregulation, a partire dal 19 luglio 2016:
- Le diagnosi energetiche obbligatorie (DEO) potranno essere eseguite solamente da soggetti certificati: Esperti di Gestione dell’Energia (UNI 11339), Energy Service Company (UNI 11352) ed Auditor Energetici (UNI 16247-5)
- Le nuove richieste di Certificati Bianchi potranno essere presentate al GSE solo da società con un Esperto di Gestione dell’Energia certificato UNI 11339, da società con Sistema di Gestione dell’Energia certificato ISO 50001 oppure, indirettamente, tramite ESCo certificate 11352
Le competenze richieste agli operatori di questo nuovo mercato sono quindi di carattere manageriale e trasversali (tecniche, economiche, normative, gestionali). Per fare efficienza energetica l’energy manager deve iniziare un percorso di riorganizzazione dei processi aziendali, coinvolgendo tutti gli attori del sistema, dalla manutenzione all’ufficio acquisti. È inoltre evidenziata l’importanza della modellizzazione e dell’analisi del dato: il comportamento energetico di un’azienda è descrivibile tramite equazioni che permettono di prevedere e controllare i consumi.
Tornando agli obblighi introdotti dall’Articolo 8 del Decreto 102, il secondo elemento che segnerà la fine del periodo di rodaggio sarà proprio una più stringente richiesta di dati misurati. ENEA sta coordinando un tavolo di lavoro che si pone l’obiettivo di definire le modalità ed i criteri minimi che le aziende dovranno adottare nella costruzione dei sistemi di monitoraggio da cui attingere per le analisi della prossima DEO. Alcune proposte vanno nella direzione di introdurre un consumo minimo da monitorare in continuo (per esempio il 40% del totale) lasciando alle aziende la scelta di dove installare i misuratori; altre proposte si rifanno alla struttura energetica a livelli (A-B-C-D), richiedendo un sistema che permetta di avere, anche per differenza, i consumi aggregati delle 3 macro aree del livello C (consumi di processo, servizi ausiliari e servizi generali).
Entrambe le proposte sono molto ambiziose e segnano un punto di svolta nell’energy management. È l’affermazione del principio secondo cui per migliorare devo conoscere e per conoscere devo misurare ed analizzare (adeguatamente) quello che ho misurato. Le attività di misurazione, analisi e gestione dei dati energetici aziendali abilitano un percorso di miglioramento continuo in cui le risorse liberate dagli interventi di energy saving vengono reinvestite in ricerca e sviluppo.
Procedendo in questa direzione, grazie all’applicazione di standard riconosciuti a livello internazionale, la razionalizzazione dell’uso dell’energia potrà ampiamente ripagare lo sforzo di adeguamento.
RATING DELLE NUOVE INFRASTRUTTURE PER L’IMPORT DI GAS IN ITALIA
Negli ultimi tre mesi ancora qualche passo avanti è stato fatto per quanto riguarda i progetti di gasdotto, mentre nessuna novità positiva è stata registrata per i rigassificatori.
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In occasione della celebrazione dei 10 anni di attività, NE Nomisma Energia presenta la piattaforma “Next – L’energia delle idee”
Bologna, 16/12/2016
NE Nomisma Energia ha presentato “NEXT – L’energia dell’idee”, la nuova piattaforma in cui operatori del mercato, istituzioni, ONG, università e centri di ricerca possano dialogare in maniera aperta, condividere opinioni, esperienze e idee. NEXT nasce dalla volontà di creare uno spazio di confronto per indagare e approfondire le dinamiche che delineeranno il futuro sviluppo del mercato energetico.
L’evento che ha lanciato il progetto, svoltosi venerdì 16 dicembre a Bologna, ha visto la partecipazione di personalità del mondo della politica, sia europee che nazionali, del mondo privato e dell’accademia.
Come affermato dall’amministratore delegato di NE Nomisma Energia alla vigilia dell’evento, “NEXT non è un convegno. NEXT ha l’obiettivo di annullare la classica distanza tra panelisti e partecipanti e vuole invece creare un habitat temporaneo in cui le idee fluiscano liberamente, rendendo l’energia e l’ambiente fonti d’ispirazione per la società e l’imprenditorialità.”
L’evento è stato organizzato in sessioni tematiche di approfondimento parallele in cui sono intervenuti numerosi esperti e operatori del mercato energetico. “Attraverso questo approccio vogliamo dar vita ad un dibattito costruttivo che ruoti attorno alle 3 dimensioni della transizione in atto: integrazione, innovazione e decarbonizzazione”, ha dichiarato il presidente di NE Nomisma Energia, Davide Tabarelli.
L’apertura dei lavori, affidata all’amministratore delegato di Vivigas (partner di NEXT, Andrea Bolla, si è incentrata sull’importanza del cambiamento come costante che accompagna il mercato: “cambia prima di essere costretto a farlo” ha sottolineato il dottor Bolla, “e basta guardare a quanto il mondo dell’energia sia cambiato negli ultimi 10 anni per capire la portata di quanto sia vero questo monito”, aggiungendo che la discussione su “quale sarà il futuro del nostro sistema energetico è sicuramente uno degli argomenti più dibattuti e avvincenti. Immaginarlo è compito di tutti noi, imprenditori, decisori pubblici, ricercatori e cittadini.”
NEXTsi è aperto con una lectio del professor Ad van Wijk, imprenditore e professore del corso “sistemi energetici del futuro” all’università tecnologica olandese di Delft. Il professor van Wijk ha presentato quelli che potrebbero essere i principali driver che guideranno il cambiamento del mercato energetico negli anni a venire: “la vera transizione avverrà quando le fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, solare, geotermico e biomasse) produrranno energia elettrica in eccesso e questo eccesso sarà convertito in un combustibile (idealmente l’idrogeno) in grado poi di essere facilmente trasportato e utilizzato in numerosi settori, primi tra tutti quello dei trasporti.”
Dopo la sessione iniziale, l’evento si è articolato in 2 sessioni ognuna delle quali aveva aree tematiche di dibattito specifiche che si svolgevano in parallelo. La sessione 1 “Cosa sta cambiando nell’energia” è stata suddivisa in 2 aree tematiche: area Oil&Gas e area Rinnovabili.
Area Oil&Gas
Il dibattito nell’area Oil&Gas è stato guidato da
- A. Careddu, Vice Presidente Esecutivo Strategie, Innovazione e ICT di Saipem
- D. Scaffardi, Direttore Generale e Vice Presidente Esecutivo SARAS
- M. Nicolazzi, presidente Centrex Italia
- S. Komlev, Capo della divisione “Contract structuring and price formation” di Gazprom
- D. Usberti, Amministratore Delegato di Gasplus
dove è emersa la centralità che lo sviluppo delle tecnologie sta avendo anche in settori tradizionalmente maturi come quello dell’Oil&Gas. Le sfide poste dal mutamento dello scenario energetico globale richiedono sempre maggiori sforzi volti ad aumentare la produttività del settore, sia nella fase upstream che in quella downstream. A questo si aggiunge la necessità di far sì che le politiche ambientali siano coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione prefissati, evitando di creare distorsioni di mercato come quelle che hanno portato ad un aumento dell’utilizzo di carbone a scapito di combustibili il cui contenuto di carbonio è di circa 2/3 inferiore, come il gas naturale.
Area Rinnovabili
Il dibattito nell’area Rinnovabili è stato guidato da
- A. Ponti, Direttore Strategia e Market Analysis, TERNA
- S. Lo Schiavo, responsabile unità Regolazione Innovativa, AEEGSI
- V. Ferreri, Country Director di Sonnen
e si è incentrato sul tema dell’integrazione tra rinnovabili e fonti tradizionali in chiave tecnologica, geografica e settoriale. Ne è emerso che se la tecnologia sta progredendo ad una velocità molto elevata (l’integrazione tecnica è già potenzialmente una realtà, anche grazie al ruolo dei sistemi di accumulo), sia sotto il profilo economico lato economico che di policy, il percorso procede invece ad un ritmo meno sostenuto. Dal punto di vista economico, infatti, molti mercati elettrici si trovano di fronte ad una situazione inedita, in cui l’aumento delle rinnovabili ha portato ad un eccesso di capacità sul mercato all’ingrosso, con conseguente chiusura (o fermata) di molte centrali termoelettriche, e conseguenti problematiche relative alla copertura di picchi improvvisi della domanda elettrica. Nel breve termine, una soluzione sono i mercati della capacità, mentre nel medio termine occorre una maggiore interazione tra Paesi, così come indicato dalla Commissione europea nel Winter Package pubblicato nel dicembre 2016.
La sessione 2 “L’equilibrio tra domanda, offerta e clima” è stata suddivisa in 3 aree: offerta, domanda, clima.
Area Offerta
L’area Offerta è stata guidata da
- S. Neri, Presidente TerniEnergia
- C. Pignoloni, Resp. Italy & Iberia, East Europe and North Africa, Enel Green Power
- V. Prodi, ex Parlamentare europeo.
I partecipanti hanno gettato lo sguardo al futuro delle rinnovabili in Italia e nel mondo. Il ruolo traino dell’Italia nello sviluppo delle fonti rinnovabili ha permesso ad alcune aziende italiane di continuare a crescere anche sui mercati internazionali, grazie anche alla progressiva riduzione dei costi tecnologici. Molte aziende italiane sono ora aziende leader a livello mondiale. Ma se da un lato la diversificazione geografica corrisponde ad una logica di business che si sta dimostrando vincente, dall’altro è stata sottolineata la necessità di una trasformazione delle società da un modello green ad un modello smart, così da poter catturare a pieno i vantaggi connessi con lo sviluppo della generazione distribuita.
Area Domanda
Il dibattito nell’area Domanda è stato guidato da
- N. Lanzetta, Responsabile Mercato Italia, Enel
- S. De Poli, Amministratore Delegato, General Electric
- S. Pinto, Presidente AXPO Italia
E si è imperniato su due tematiche:
- la centralità del consumatore, che diventa il vero asset per un’azienda del settore energetico. Il passaggio dal possesso dell’oggetto alla vendita del servizio, grazie alle smisurate potenzialità derivanti dall’interconnessione degli strumenti digitali, porterà ad un miglioramento della qualità della vita del consumatore, oltre alla creazione di un rapporto di fidelizzazione con il service provider;
- la potenzialità trasversali che la digitalizzazione sta aprendo, i cui effetti non sono limitati solo al cliente finale, ma che interessano anche settori a monte della catena del valore. La digitalizzazione permette già di efficientare in maniera ottimale tutti gli strumenti esistenti, dalle turbine degli aerei alle centrali elettriche, convenzionali e rinnovabili, e l’integrazione con i sistemi di accumulo porterà a benefici ulteriori in tutte le fasi della filiera.
La velocità di penetrazione di tali tecnologie sarà molto più rapida di quanto ci si possa aspettare e i benefici derivanti sono destinati a superare di gran lunga il giro d’affari oggi creato dal petrolio.
Area Clima
Il dibattito nell’area Clima è stata guidato da
- A. Marcu, Direttore European Roundtable on Climate and Sustainable Transition
- M. Ojan, Manager Sustainable Development, Heidelberg-Italcementi
- E. Pancaldi, Head Emission Trading Unit, GSE
focalizzandosi dapprima sullo stato delle politiche climatiche a valle della ratifica dell’Accordo di Parigi e dell’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli USA. Elezione che potrebbe aprire scenari minacciosi, non per le sue posizioni scettiche sui cambiamenti climatici, quanto per la possibile chiusura verso forme di contribuzione finanziaria volte alla costituzione del Green Fund di 100 miliardi di dollari al 2020. Un’eventualità che di fatto pregiudicherebbe l’azione dell’Accordo di Parigi. La discussione si è poi incentrata sulla necessità di mettere in campo strumenti di policy che siano in grado di incentivare l’innovazione tecnologica nei diversi settori dell’economia, a partire dall’industria. Un’innovazione che si configura come requisito fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione prefissati.
La sessione finale della mattinata di lavoro, incentrata sull’impatto che i cambiamenti del mondo energetico stanno avendo (e potranno avere) sul mercato e sulla società, è stata affidata al presidente di NE Nomisma Energia, Davide Tabarelli, al preside della scuola di Ingegneria e Architettura dell’Università di Bologna, Ezio Mesini, e al direttore di Nomisma, Andrea Goldstein. Tutti i relatori hanno evidenziato come lo studio costante della realtà, la formazione e la capacità di fare rete siano condizioni necessarie affinché la transizione in corso sia in grado di apportare benefici netti in termini di maggiore ricchezza, inclusività e sostenibilità.
RATING DELLE NUOVE INFRASTRUTTURE PER LO STOCCAGGIO DI GAS IN ITALIA
Negli ultimi cinque mesi la cifra dei progetti di stoccaggio in corso di realizzazione in Italia è stata la protesta dei cittadini e delle amministrazioni locali, che colpisce un po’ ovunque e a qualunque step di avanzamento del progetto.
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Si aprono oggi i lavori della Conferenza delle Parti numero 22, il summit annuale delle Nazioni Unite sul clima. Dopo aver siglato l’Accordo mondiale l’anno scorso a Parigi, e averlo ratificato in tempo record, la COP di Marrakech ha il compito di trasformare la vision dell’Accordo di Parigi in azioni concrete.
Come in ogni COP, gli argomenti sul tavolo sono innumerevoli, tanti quanto gli acronimi che vengono creati. Possiamo sintetizzare il mare magnum dei temi in discussione quest’anno in 3 grandi categorie:
- la governance,
- le regole,
- il percorso.
Il primo nodo da risolvere è relativo a quale sarà l’organo incaricato di gestire i lavori tra l’APA, l’organo pre-ratifica, o il CMA, l’organo di governo che sarà incaricato di prendere decisioni. La decisione è procedurale e sostanziale, e darà una prima idea delle reali intenzioni dei Paesi firmatari nel favorire l’avvio di quanto concordato lo scorso anno.
Le tematiche che dovranno trovare attuazione sono numerose: l’armonizzazione degli NDC, la revisione del meccanismo loss and damage, le disposizioni sulle misure di adattamento, la finanza e lo stocktaking. A Marrakech si scenderà nel concreto delle questioni.
Per la prima volta negli ultimi 15 anni, il summit apre i battenti con un’agenda già prestabilita e inserita all’interno di un percorso tracciato. È ora importante definire i contorni di questo percorso che dovrà condurre tutti i Paesi ad innalzare le proprie ambizioni sulla riduzione delle emissioni raggiungibile.
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